Pensieri, parole, immagini

  • Argini invisibili

    Ti vedo.

    Vivi scorrendo immobile come un fiume nei suoi argini.

    Sono i margini della tua vita che tu stessa hai contribuito a creare, come un fiume che scorre sempre uguale a se stesso, vivo e immobile nel suo letto.

    Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume, diceva Eraclito.

    Chiunque attraverserà la tua vita ti troverà uguale e diversa in ogni momento della tua esistenza, certamente, ma Tu sei e sarai sempre lì dentro fino a quando non sentirai che sia arrivato il momento di uscire fuori.

    Con il tempo gli argini sono diventati limiti invalicabili, barriere che ti separano da desideri, progetti, emozioni e prospettive.

    Ogni volontà è stata rimandata indietro, all’origine e lì è montata la piena fatta di carico di responsabilità, mole di lavoro, fatica, pensieri, trascuratezza, bisogni insoddisfatti, aiuti mancati, desideri inespressi, cassetti chiusi, routine faticose… una pioggia di energia non spesa che si è accumulata. 

    Ora fai attenzione, la misura è quasi colma, stai rischiando di straripare, di lasciare che la piena arrivi in modo dirompente travolgendo tutto.

    Se questo dovesse accadere sappi che nessuno si accorgerà della violenza che ti hanno fatto quegli argini che tu stessa hai contribuito a creare.

    Nessuno saprà mai a cosa hai dovuto rinunciare per scorrere ordinatamente, per non doverti mai fermare, per superare ogni ostacolo, per trasportare sempre tutti fino alla meta.

    Prima che tutto questo accada cerca un appiglio, sii fiume che crea un varco e da quello inizia la deviazione verso il mare.

    Respira, prendi consapevolezza e osserva quegli argini invisibili che stanno stringendo e rallentando il tuo percorso. Trova la deviazione, sentila, seguila… è proprio quella che ti spaventa tanto ad essere la tua salvezza.

    Sai già che non sarà facile lasciare il letto che hai scavato negli anni.

    Da quei margini ti senti ancora protetta, ma ti assicuro che quando ne sarai fuori scoprirai che non erano altro che i limiti che ti hanno tenuta lontana dal tuo vero essere mare.

  • Le due frecce

    La vita ti ha tirato indietro come una freccia sull’arco.

    Ti è sembrato di essere risucchiata. 

    Hai pianto, hai visto il tuo mondo crollare, le tue certezze vacillare, il tuo futuro diventare un’immagine sfocata.

    Hai avuto paura. 

    Paura nera.

    A quella disperazione, però, non ti sei abbandonata.

    Da sola hai trovato la forza e la speranza per proseguire il tuo cammino.

    Hai capito che l’arco era la tua vita e non ti stava tirando indietro per indebolirti. Eri tu che stavi creando la trazione necessaria a portarti fino al punto di massima potenza di spinta: quello che gli arcieri chiamano ancoraggio. 

    Che bella questa parola an-coraggio …come quello che hai dimostrato di avere tu.

    Temevi di essere inghiottita dalle tenebre, di essere annientata e invece stavi solo accumulando l’energia necessaria a scoccare.

    La vita ti ha fatto scoprire di essere freccia che può superare ogni limite ed ora tutte le volte che sentirai di essere risucchiata da un’avversità saprai che starai solo prendendo la rincorsa.

    Fai attenzione però, ci sarà sempre un’altra freccia ad inseguirti perché la sofferenza umana può essere aggravata da ciò che il Buddismo definisce “la seconda freccia”.

    La prima freccia è inevitabile: un dolore, una perdita, la vecchiaia, la morte e via dicendo. 

    Non si può sfuggire. 

    La seconda freccia rappresenta la sofferenza aggiuntiva che viene vissuta a causa della reazione emotiva alle situazioni.

    A questa, fortunatamente, si può sfuggire.

    Come?

    Scegliendo di non autoinfliggersi altro dolore con le proprie reazioni mentali ed emotive.

    Ora Tu che dall’arco sei scoccata e per niente e nessuno ti sei più fermata prova a chiederti:

    sono andata così veloce e determinata per non farmi raggiungere dalla seconda freccia?

    Sono stata abbastanza forte e veloce da non lasciarmi colpire?

    O forse qualcuno per amore si è frapposto tra me e la seconda freccia lasciandosi colpire al posto mio?

    Ricorda sempre che dove c’è Amore c’è sempre una freccia per farlo scoccare…

    e per farlo salvare❣️

  • Lo scialle Rosso e Blu

    Il corpo ci parla e a volte bisogna solo restare in ascolto perchè ascoltare è già l’inizio di ogni guarigione.

    Le spalle delle donne parlano.

    Le spalle delle donne gridano.

    Le spalle delle donne sussurrano.

    Le spalle delle donne sono sacre. 

    Le spalle delle donne sono colonne marmoree su cui il tempo e gli eventi scalfiscono crepe che non indeboliscono, ma rafforzano la loro intima stabilità.

    Le spalle delle donne sostengono pesi, carichi, responsabilità, ruoli, compiti.

    Le spalle delle donne custodiscono idee, speranze, sogni.

    Le spalle delle donne racchiudono le ali della loro anima.

    Le spalle delle donne iniziano a far male quando e’ arrivato il momento di lasciare andare qualche carico.

    Quando le mie spalle iniziano a irrigidirsi io le vesto con lo scialle di lana rosso e blu che mia madre creò per mia nonna, che ora usa lei e che a volte serve a me per sentire l’abbraccio matriarcale di protezione, supporto e investitura che passa di madre in figlia.

    Ogni donna dovrebbe possedere uno scialle e usarlo a volte come armatura, a volte come copertina di Linus.

    Cerca, crea, chiedi e trova il tuo scialle…

    ne avrai bisogno 🫶🏻

    Lo scialle
  • Ma-dre

    Mamma è la vibrazione universale del mondo.

    Un suono familiare tutto racchiuso in una piccola radice sanscrita… “ma” che significa misurare, preparare, ma anche formare. 

    La madre è colei che prepara il suo corpo a dare la vita, colei che sceglie l’amore, colei che vince ogni dolore, colei che protegge, forma e cura per sempre. 

    Madre è vita, forza, coraggio, fatica.

    Madre è l’unico “io” che include il “noi” perchè “essere in due comincia da loro” (Erri De Luca)

    Maledetti siano coloro che fanno vivere le madri nella paura di perdere i propri figli, coloro che le colpiscono, feriscono e umiliano, coloro che non le sostengono.

    Maledetti siano coloro che lasciano le madri nella guerra, nella povertà e nell’impossibilità di proteggere e crescere i propri figli.

    Non tutti riescono a comprenderlo, ma ogni donna è madre di vita: di sè stessa, dei suoi figli, dei figli delle altre, dei propri genitori, di ogni essere che ama. 

    La maternità come la sorellanza è un sentire femminile plurale. 

    Maternità non è il contrario di paternità…è il suo doppio.

  • Per l’ennesima amica…

    Molte di noi ci sono passate. Il copione è sempre lo stesso. Narcisisti patologici. 

    Si fanno una doppia vita ma non sono in grado di viverne neanche una.

    Vili personaggi, non degni di essere definiti persone.

    Il tradimento è la linfa vitale del loro ego malato. Complessati, cercano conferme. Ti tradiscono con una persona che riescono a manipolare meglio, la rendono succube e la incastrano nei loro giochini… il sesso e il gioco di potere muovono tutto. 

    Non c’è amore, non c’è sentimento, non c’è nulla. Solo finzione. Ma loro in questo pensano di essere bravissimi. Ottimi teatranti della menzogna. 

    L’altra è sempre la pazza. 

    Ma il gioco regge fino a quando qualcosa non va storto o fino a quando il narcisista non riesce più a gestirlo. Allora le protagoniste del triangolo si scoprono, si incontrano, si raccontano, si confrontano, si riconoscono e solidarizzano e allora il castello crolla e il narcisista va in tilt.

    Cresciuti da madri castranti, hanno sperimentato fin da piccoli il senso di inadeguatezza e la loro vita è tutta un tentativo di rivalsa verso il genere femminile. Odiano le donne perchè con loro vivono una competizione perversa. L’obiettivo è prevalere e prevaricare. 

    La violenza è l’unica modalità di reazione che conoscono. Sono incapaci di controllare la rabbia perché il loro ego non ammette la sconfitta, l’umiliazione e la perdita di controllo e potere. La violenza ha tante forme… possono offendere, umiliare, screditare, diffamare, colpire economicamente, trascinare in tribunale, causare guai, provare a manipolare o prendersi i figli, fare terra bruciata intorno… e ancora e ancora e ancora. Fino alla soluzione estrema, nei casi più gravi.

    Se sei fortunata te ne riesci a liberare, se sei sfortunata NO.

    La vita, la serenità, la salvezza e la felicità di una donna non possono più dipendere dalla “fortuna”, dal caso, dalla fatalità. C’è bisogno di un cambio di rotta culturale, sociale e legislativo. Adesso.

    Non c’è più tempo.